Caterina fu gettata fu gettato fu gettato. Non intervista a Carlo Sperduti

Carlo Sperduti

Allora Carlo. Devo ammettere di non aver mai letto il tuo libro “Caterina fu gettata” (Intermezzi Editore). Ma farò finta di averlo fatto. Sei d’accordo? Nel caso in cui la risposta fosse no l’intervista finisce qui. Quindi per evitare di ricorrere a quella patetica formalità del saluto finale, comunque vada, ne approfitto ora. Ciao Carlo. È stato veramente divertente intervistarti.

Parliamo del libro che non ho letto. Caterina fu gettata. Perché fu gettata? E soprattutto dove? E da chi?

È molto semplice: Caterina fu gettata per distrazione, in un cassonetto, dal suo compagno. È già in cantiere un seguito autobiografico che dovrebbe intitolarsi Caterina fu gettata fu gettato, in cui numerose copie del libro vengono gettate con intenzione, in molti cassonetti, da altrettanti lettori. È forse utile aggiungere che la trilogia si dovrebbe concludere con Caterina fu gettata fu gettato fu gettato.

A un certo punto della storia Giovanni viene assalito da un forte mal di testa. Questo lo costringe a rivolgersi a un osteopata che poi diventerà uno dei personaggi chiave del racconto. L’osteopata si chiama Antonio. Credi nella medicina naturale? Prendi anche tu l’Oki per il mal di testa?

Io credo che il mal di testa di Giovanni non sia tanto da ricondurre al fatto che tu non abbia letto il libro o al fatto che io non abbia idea di chi sia Giovanni, quanto all’effettiva importanza dell’osteopatia nell’economia del racconto, poiché il personaggio di Antonio, come dici tu fondamentale, riesce tramite particolari manipolazioni a non comparire mai nella storia, sebbene un misterioso Antonio si trovi invece in un romanzo ancora inedito in cui non compare però l’osteopatia. Insomma, la trama s’infittisce, soprattutto al di fuori del mio libro. Per rispondere direttamente alla tua domanda, non ho l’abitudine di prendere l’Oki e nemmeno di avere il mal di testa. Bisognerebbe farla finita col sospettare in ogni romanzo precisi riferimenti autobiografici.

Come in ogni libro che si rispetti anche nel tuo si parla d’amore. La storia tra Giovanni e Maria è esemplare da questo punto di vista. Ma passiamo oltre. Sei d’accordo?

Sì, passiamo oltre. Vorrei solo dire a Maria che non l’ho mai dimenticata.

Nel tuo libro si fa spesso riferimento al destino. Perché tanto fatalismo?

Sono il prescelto.

Come mai la scelta curiosa di non inserire un maggiordomo nella tua storia?

È una domanda che mi fanno in molti: ho pensato che se avessi inserito un maggiordomo tutti avrebbero sospettato di lui, ma nel libro il lettore sa sempre benissimo chi fa cosa (sono solo alcuni personaggi a non saperlo), dunque il lettore non avrebbe potuto sospettare del maggiordomo perché avrebbe saputo sin da subito della sua innocenza. Di conseguenza la figura del maggiordomo sarebbe stata destituita di senso. Per questo motivo avevo inizialmente deciso di inserire un maggiordomo. Poi me ne sono dimenticato.

Credi nel finale a sorpresa?

Assolutamente no, in ogni libro si sa già dall’inizio che ci sarà un finale, quindi non vedo come possa essere a sorpresa.

Il tuo stile letterario è chiaramente barocco. Ti riconosci in questa definizione?

Per quieto vivere, ormai da tempo, mi riconosco in qualsiasi definizione su cui non ho voglia di discutere, e cioè in qualsiasi definizione.

Cosa diresti a una persona che ti dicesse “sono uno che non ama fare domande e tanto meno dare risposte”? E soprattutto perché?

Gli chiederei di intervistarmi e poi gli proporrei un’intervista. Non credo di doverti spiegazioni.

Cosa ti aspetti dalla tua vacanza in Umbria per Suoni (in) Chiostro? Sai che a Sangemini fanno l’acqua? Avresti mai detto che qualcuno “fa l’acqua”?

Se una versione dei fatti può fare acqua non vedo perché non possa farlo qualcuno, sebbene quanto sta prima dell’ultima virgola sia senza alcuna logica. Da Suoni (in) Chiostro mi aspetto di non bere acqua e tantomeno di farla. Sono contento di partecipare soprattutto perché in questo modo potrai sentire dal vivo almeno qualche brano del libro, che mi auguro continuerai a non leggere. A questo punto aggiungo alcune note di circostanza. È un onore prendere parte a questa iniziativa. Credo che se si desse più spazio all’arte (musica, letteratura, pittura, fotografia e così via: insomma a tutta l’arte, mica una sì e una no) ecco, credo che ci troveremmo in un mondo migliore, e Suoni (in) Chiostro, nel suo piccolo, sta contribuendo a renderlo migliore. Perché io, come tanti miei colleghi, non ho spazio per esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni e per condividere la mia arte, allora fate bene a fare Suoni (in) Chiostro e a invitarmi.

Vi ricordiamo che Carlo Sperduti sarà ospite di Suoni (in) Chiostro, sabato 13 aprile, a partire dalle ore 20, presso il Chiostro di San Francesco, a Sangemini (TR). Chiunque volesse approfondire potrà.

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One thought on “Caterina fu gettata fu gettato fu gettato. Non intervista a Carlo Sperduti

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