Quando l’amore chiama alzati e cammina. Intervista a Marco Parente

Marco Parente

Alla vigilia di Suoni (in) Chiostro, che si terrà domani 13 aprile presso il Chiostro di San Francesco a Sangemini, abbiamo incontrato Marco Parente per un’intervista. Non aggiungo nulla. Leggetela e basta. E vi aspettiamo domani!

A marzo è uscito il tuo nuovo disco intitolato “Suite Love”, un concentrato di quattro pezzi dedicati all’amore. Ascoltando il primo pezzo (Sentimento Oggetto I) ho avuto l’impressione di ascoltare un Marco Parente per così dire “positivo”. Lo stesso che già nel disco precedente “La riproduzione dei fiori” cantava “e sono molto stanco di queste facce tristi, della moda del dolore. Il dolore è fuori moda”. Una frase che adoro. E’ solo una mia impressione?

Credo che ormai la realtà sia cronicamente bipolare, dove: il negativo è lo stato delle cose così come si presentano, il positivo invece, è l’occhio col quale si decide di guardare. Però Suite love rappresenta un passo ancora succesivo per me: il frutto di tutti i nostri sguardi, poi azioni, finiscono per staccarsi dal soggetto e diventare sentimenti oggetto, senza disperdersi, bensì confluendo nella grande avventura molecolare, che è la vita. Insomma, alla fine forse l’Amore è una “scienza”.

Tornando a “Sentimento Oggetto I”, ho colto un cambio di sonorità rispetto ai dischi precedenti. Cosa dobbiamo aspettarci a livello di scrittura per questa trilogia che hai annunciato?

In realtà Sentimento oggetto I, rispetto al resto della suite lo vedo come una grande sintesi di forme già sondate nei miei lavori precedenti. Detto questo, ho ben in mente l’aspetto concettuele della trilogia, mentre preferisco lasciare ancora aperta la produzione sonora. Dopo l’Amore, ci sarà una suite sul Linguaggio (con un songwriter di Portland) e in fine uno sul Nucleo Familiare.

Il disco è stato prodotto da Taketo Gohara (Capossela, Edda, Baustelle). Come è nata questa collaborazione?

Conosco Taketo da molti anni, ma mai come in occasione del Tenco di 2 anni fa, si era dichiarato così apertamente. Mi fece capire di amare il mio modo di scrivere canzoni e che gli sarebba piaciuto concentrarsi proprio su come mettere a fuoco questo, piuttosto che le possibili archittetture sonore filtrate da una band (era quello che avevo bisogno di sentirmi dire in quel momento). Ed effettivamente è ciò che è successo al momento di registrare la suite. Mi ha fatto suonare e cantare in diretta per 2 o 3 volte tutta la suite di fila, poi abbiamo scelto insieme quella che ci piaceva di più, senza fare tagli
o montaggi. Il resto è stato un lavoro discreto di piccoli mondi arrangiativi calati su ogni brano, tutto di Taketo, che ogni volta mi inviava i file via web per sapere cosa ne pensavo e io li aspettavo come un bambino in attesa dei ragali di Natale. Era la prima volta che lavoravo così e mi è piaciuto tantissimo.

Dal vivo suonerai con Vincenzo Vasi, musicista poliedrico già a fianco di Capossela e decine di altri bravissimi musicisti. Come sarà questo live che stai portando in giro?

Vasi seguirà solo alcune tappe. Abbiamo già debuttato 10 giorni fa a Fucecchio e nonostante le poche prove, tutto lascia ben sperare. Vincenzo è un musicista straurdinario quanto indefinibile, canta da dio, suona ogni tipo di percussione, diavolerie di elettronica infantile e in fine il theremin. Insomma è uno, ma è come se fossero 6. Il live inizia sempre con la suite suonata integralmente e di fila, poi ho scelto dei brani del vecchio repertorio che in qualche modo si integrassero bene con essa.

Qualche anno fa David Bowie disse che se fosse uscito il suo primo disco oggi e non negli anni ’60 probabilmente non sarebbe mai diventato “David Bowie”. Quanto ti riconosci nel 2013 nella musica italiana e nel sistema che la comprende?

Ti assicuro che mi sforzo… ma non mi ci riconosco!

“Quando l’amore chiama alzati e cammina non chiedere chi è. E’ l’amore” può essere interpretato come un inno alla vita? Fare qualcosa non per un fine ma perché è naturale spontaneo e necessario farlo. Penso in primis alla musica ma il discorso potrebbe essere esteso alla vita in generale.

In Arte niente è necessario, se non il bisogno di farla. E in arte, solo in arte, questo bisogno non ha né mete né domande a cui dar risposta. Lo si fa è basta, perchè un privilegio e una condanna allo stesso tempo. Così torniamo al bipolarismo dell’inizio e il cerchio, come l’intervista, si chiude!

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Stefania Ormas presenta “En blanco y negro”

stefania ormas

Fra gli artisti che esporranno le loro opere nel corso di Suoni (In) Chiostro sabato prossimo a Sangemini, ci sarà anche Stefania Ormas.

Direttamente da Barletta, in Puglia, ci porta “En blanco y negro”, una serie di tele con una miscellanea di personaggi in bianco e nero ognuna delle quali racchiude una storia.

Visita il sito di Stefania Ormas

Caterina fu gettata fu gettato fu gettato. Non intervista a Carlo Sperduti

Carlo Sperduti

Allora Carlo. Devo ammettere di non aver mai letto il tuo libro “Caterina fu gettata” (Intermezzi Editore). Ma farò finta di averlo fatto. Sei d’accordo? Nel caso in cui la risposta fosse no l’intervista finisce qui. Quindi per evitare di ricorrere a quella patetica formalità del saluto finale, comunque vada, ne approfitto ora. Ciao Carlo. È stato veramente divertente intervistarti.

Parliamo del libro che non ho letto. Caterina fu gettata. Perché fu gettata? E soprattutto dove? E da chi?

È molto semplice: Caterina fu gettata per distrazione, in un cassonetto, dal suo compagno. È già in cantiere un seguito autobiografico che dovrebbe intitolarsi Caterina fu gettata fu gettato, in cui numerose copie del libro vengono gettate con intenzione, in molti cassonetti, da altrettanti lettori. È forse utile aggiungere che la trilogia si dovrebbe concludere con Caterina fu gettata fu gettato fu gettato.

A un certo punto della storia Giovanni viene assalito da un forte mal di testa. Questo lo costringe a rivolgersi a un osteopata che poi diventerà uno dei personaggi chiave del racconto. L’osteopata si chiama Antonio. Credi nella medicina naturale? Prendi anche tu l’Oki per il mal di testa?

Io credo che il mal di testa di Giovanni non sia tanto da ricondurre al fatto che tu non abbia letto il libro o al fatto che io non abbia idea di chi sia Giovanni, quanto all’effettiva importanza dell’osteopatia nell’economia del racconto, poiché il personaggio di Antonio, come dici tu fondamentale, riesce tramite particolari manipolazioni a non comparire mai nella storia, sebbene un misterioso Antonio si trovi invece in un romanzo ancora inedito in cui non compare però l’osteopatia. Insomma, la trama s’infittisce, soprattutto al di fuori del mio libro. Per rispondere direttamente alla tua domanda, non ho l’abitudine di prendere l’Oki e nemmeno di avere il mal di testa. Bisognerebbe farla finita col sospettare in ogni romanzo precisi riferimenti autobiografici.

Come in ogni libro che si rispetti anche nel tuo si parla d’amore. La storia tra Giovanni e Maria è esemplare da questo punto di vista. Ma passiamo oltre. Sei d’accordo?

Sì, passiamo oltre. Vorrei solo dire a Maria che non l’ho mai dimenticata.

Nel tuo libro si fa spesso riferimento al destino. Perché tanto fatalismo?

Sono il prescelto.

Come mai la scelta curiosa di non inserire un maggiordomo nella tua storia?

È una domanda che mi fanno in molti: ho pensato che se avessi inserito un maggiordomo tutti avrebbero sospettato di lui, ma nel libro il lettore sa sempre benissimo chi fa cosa (sono solo alcuni personaggi a non saperlo), dunque il lettore non avrebbe potuto sospettare del maggiordomo perché avrebbe saputo sin da subito della sua innocenza. Di conseguenza la figura del maggiordomo sarebbe stata destituita di senso. Per questo motivo avevo inizialmente deciso di inserire un maggiordomo. Poi me ne sono dimenticato.

Credi nel finale a sorpresa?

Assolutamente no, in ogni libro si sa già dall’inizio che ci sarà un finale, quindi non vedo come possa essere a sorpresa.

Il tuo stile letterario è chiaramente barocco. Ti riconosci in questa definizione?

Per quieto vivere, ormai da tempo, mi riconosco in qualsiasi definizione su cui non ho voglia di discutere, e cioè in qualsiasi definizione.

Cosa diresti a una persona che ti dicesse “sono uno che non ama fare domande e tanto meno dare risposte”? E soprattutto perché?

Gli chiederei di intervistarmi e poi gli proporrei un’intervista. Non credo di doverti spiegazioni.

Cosa ti aspetti dalla tua vacanza in Umbria per Suoni (in) Chiostro? Sai che a Sangemini fanno l’acqua? Avresti mai detto che qualcuno “fa l’acqua”?

Se una versione dei fatti può fare acqua non vedo perché non possa farlo qualcuno, sebbene quanto sta prima dell’ultima virgola sia senza alcuna logica. Da Suoni (in) Chiostro mi aspetto di non bere acqua e tantomeno di farla. Sono contento di partecipare soprattutto perché in questo modo potrai sentire dal vivo almeno qualche brano del libro, che mi auguro continuerai a non leggere. A questo punto aggiungo alcune note di circostanza. È un onore prendere parte a questa iniziativa. Credo che se si desse più spazio all’arte (musica, letteratura, pittura, fotografia e così via: insomma a tutta l’arte, mica una sì e una no) ecco, credo che ci troveremmo in un mondo migliore, e Suoni (in) Chiostro, nel suo piccolo, sta contribuendo a renderlo migliore. Perché io, come tanti miei colleghi, non ho spazio per esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni e per condividere la mia arte, allora fate bene a fare Suoni (in) Chiostro e a invitarmi.

Vi ricordiamo che Carlo Sperduti sarà ospite di Suoni (in) Chiostro, sabato 13 aprile, a partire dalle ore 20, presso il Chiostro di San Francesco, a Sangemini (TR). Chiunque volesse approfondire potrà.

Carlo Sperduti presenta “Caterina fu gettata”

Caterina fu gettata Carlo Sperduti

 

A Suoni (in) Chiostro ci saranno anche i libri e l’editoria. Ospite quest’anno sarà Carlo Sperduti con il suo non-romanzo “Caterina fu gettata” pubblicato da Intermezzi Editore.

A partire dalle ore 20, prima del concerto di Marco Parente e The rust and the fury, Carlo leggerà alcune parti del suo lavoro insieme a letture di alcuni racconti.

Ecco la trama del libro per darvi un’idea di cosa vi potrete aspettare: “In un mondo scaturito dal sogno di un immortale, in cui si muore un numero imprecisato di volte, Caterina e Tommaso condividono un minuscolo appartamento con la gatta Gnaca. Mentre Caterina lavora al Dolce Bar Nulla, Tommaso perde il suo tempo coltivando, di volta in volta, i sogni della recitazione, della musica, della letteratura, senza ottenere apprezzabili risultati. La loro esistenza scorre tranquilla fino al giorno in cui Tommaso getta inavvertitamente la sua innamorata, innescando una serie di incontrollabili e sconclusionati eventi”. Le letture di Carlo viaggiano tra il no sense e il cabaret puro, un evento da non perdere.

Nel corso della serata sarà possibile anche acquistare il libro.

Visita il blog di Carlo Sperduti.

Marco Parente: ecco la locandina ufficiale

Marco Parente

 

Abbiamo finalmente la locandina ufficiale del concerto di Marco Parente che il 13 aprile presenterà il suo nuovo disco “Suite Love” a Suoni (in) Chiostro.

Il concerto è gratuito e avrà inizio alle ore 23. In apertura i “The rust and the fury”.

Giusto per ripassare un po’ ecco a voi uno splendido pezzo di Marco Parente tratto da “Neve ridens” del 2005. Si intitola “Wake up”. Buon ascolto!

Visita il sito di Marco Parente

 

La lista cresce: anche Luca Sola è dei nostri

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Si chiama Luca Sola ed è un giovane fotografo ternano. I suoi lavori sono apparsi su riviste come Time Magazine, New York Times, Los Angeles Times, The Economist, Vanity Fair, Internazionale, L’Espresso e molte altre.

Anche lui sarà tra gli ospiti che esporranno nel corso di Suoni (in) Chiostro, il 13 aprile prossimo a Sangemini, all’interno del Chiostro di San Francesco. A partire dalle 17 vi aspettiamo!

Visita il sito di Luca Sola

Amici con lentezza a Suoni (in) Chiostro

Amici con lentezza - Valerio Belloni

“Amici con lentezza” è un progetto fotografico 2.0 ideato da Valerio Belloni, che sarà ospite, tra gli altri, a Suoni (in) Chiostro il 13 aprile prossimo.

Le armi di Valerio sono una lente, che per sua stessa ammissione tiene sempre in tasca, un iPhone e un sacco di amici e conoscenti disposti a farsi immortalare.

Appuntamento a Suoni (in) Chiostro a partire dalle 17 del pomeriggio all’interno del Chiostro di San Francesco.

Visita Amici con lentezza